Ucrainagate? Nella telefonata Trump e Zelensky parlano di Spygate!

Di Stefano Ali’ :

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Nella telefonata fra Trump e Zelenskyj si parla di Spygate. Biden è solo “incidentale”, altro che Ucrainagate!

Ucrainagate: Nella telefonata fra Trump e Zelenskyj si parla di Spygate

Ancora una volta il mainstream travisa i fatti. Nella telefonata fra Trump e Zelenskyj l’argomento principale è lo “Spygate”. Per Biden c’è solo un riferimento incidentale. Nessun “Ucrainagate”.

Il “caso del giorno” è la richiesta di impeachment per Donald Trump.

Nel corso di una telefonata avrebbe chiesto al Presidente Ucraino Volodymyr Zelenskyj di indagare sul figlio del rivale Joe Biden.

Hunter Biden, infatti, potrebbe aver fatto parte del Consiglio di Amministrazione di una società che si occupa di gas posseduta da un oligarca ucraino, la Burisma Holdings.

In Ucraina c’è stata una inchiesta, poi archiviata.

Se così fosse, Trump avrebbe tentato di sabotare il rivale chiedendo la riapertura dell’inchiesta. Da qui la richiesta di impeachment: Ucrainagate.

La telefonata dell’Ucrainagate

Questa narrazione si scontra con la realtà.

Trump, infatti, ha rilasciato la trascrizione della telefonata (le comunicazioni con la Casa Bianca sono tutte controllate per ragioni di sicurezza). Eccola

.

L’unico riferimento a Biden è all’inizio della quarta pagina:

«Un’altra cosa, si parla molto del figlio di Biden e del fatto che Biden abbia bloccato le indagini e molta gente vorrebbe capire meglio, quindi se puoi fare qualcosa col Procuratore Generale sarebbe ottimo. Biden è andato in giro a vantarsi di aver bloccato l’indagine quindi se puoi dare una occhiata alla cosa … A me pare orribile»

Zelenskyj sembra dare per “acquisita” la situazione e pare non rispondere affatto sulla questione.

Piuttosto si sofferma in modo approfondito sulle due questioni che Trump aveva esposto prima “dell’altra cosa”: spygate e rapporti con le rispettive Ambasciate.

Certo è che Trump non chiede indagini. Chiede che venga accertato che Biden non abbia imposto l’insabbiamento dell’inchiesta. Se così fosse, sarebbe un vero Ucrainagate

Lo spygate

Qualcuno potrà dire che sono fissato con le date e le cronologie, ma anche in questo caso le date sono importantissime.

La telefonata è del 25 luglio 2019.

Il 21 luglio si erano celebrate le elezioni parlamentari in Ucraina e il partito del presidente Zelenskyj ne era uscito vincitore.

Apparentemente, Trump chiama Zelenskyj per congratularsi ma il 25 luglio è pure il giorno successivo alla pietosa audizione di Robert Mueller davanti alle Commissioni Giustizia e Intelligence della Camera. L’argomento era lo spygate.

In questo blog svariati articoli per ricostruire la vicenda:

Il server è in Ucraina?

Dopo i convenevoli e alcuni riferimenti ai rapporti ucraini con l’Europa e con gli USA, Trump chiede un favore a Zelenskyj (inizio terza pagina):

«Mi farebbe piacere se potessi farmi un favore, però, perché il nostro Paese ha avuto problemi e l’Ucraina ne sa molto. Mi piacerebbe che scoprissi cosa è accaduto in questa vicenda che coinvolge l’Ucraina. Dicono che la Crowdstrike … immagino che uno degli ucraini ricchi … Il server. Dicono che sia in Ucraina.»

La frase “fammi un favore …”, variamente declinata dal nostro mainstream, non è affatto riferita a Biden, ma alla Crowdstrike. Il riferimento allo spygate è quindi chiaramente lampante.

Qui i titoli fuorvianti da:

Mueller

Trump continua dicendo:

«Sono successe tante cose. L’intera situazione. Penso che tu abbia ancora attorno le stesse persone. Mi piacerrebbe che il Procuratore Generale chiamasse i tuoi collaboratori e mi piacerebbe che tu andassi fino in fondo. Avrai visto ieri che l’intera assurdità è finita con lo spettacolo pietoso di Robert Mueller. Una prova di incompetenza, ma dicono che buona parte abbia avuto inizio in Ucraina. Qualsiasi cosa tu possa fare, è importantissimo che venga fatto».

Come si fa ad attribuire questa conversazione alla vicenda del figlio di Joe Biden?

Ucrainagate? Si, certo.

Se dovesse uscire fuori qualcosa anche dall’Ucraina sullo spygate sarebbe certamente anche ucrainagate, ma per i Clinton e Obama!

E a proposito di mainstream italiano, Il Corriere, poi, fa una ricostruzione della telefonata che a definirla bizzarramente fantasiosa è un eufemismo.

Basti pensare che conclude così (click per ingrandire)

Il Corriere ha già deciso che la tesi è sgangherata e falsa, proprio secondo il rapporto Mueller.

Per chi volesse sapere dell’effettivo andamento della sua audizione dinanzi alle Commissioni parlamentari e farsi una idea di quanto Trump abbia ragione nel definirla “uno spettacolo pietoso”, può farlo qui.

C’è un ampio stralcio video con i sottotitoli.

Inoltre, Zelenskyj sembra aver compreso perfettamente.

Zelenskyj, infatti, conferma a Trump che i suoi collaboratori avevano già parlato con Rudolf Giuliani e che era programmata una visita di Giuliani in Ucraina.

Conferma anche che (pagina 3)

«Voglio circondarmi di persone di cui mi fido e in aggiunta a quella indagine, garantisco, quale Presidente dell’Ucraina, che tutte le indagini verranno svolte in modo chiaro e trasparente. Te lo assicuro!»

Il Procuratore ucraino e l’ambasciatore USA in Ucraina

Sempre a pagina 3 (quindi ancora non c’era stato alcun riferimento a Biden), Trump menziona il Procuratore ucraino dicendo:

«Ho sentito che avevi un ottimo Procuratore  ed è stato messo da parte e questo è ingiusto. Tanta gente parla del modo in cui è stato silenziato. C’era molta brutta gente coinvolta. Giuliani è un uomo molto rispettato. Era il sindaco di New York, un grande sindaco e mi piacerebbe che parlasse con te. Gli chiederò di chiamarti insieme al Procuratore Generale Barr. Rudy (Giuliani, n.d.r.) conosce bene la questione ed è una persona molto capace. Sarebbe bene se potessi parlare con lui. L’ex ambasciatore USA in Ucraina, la donna, era un pericolo e le persone con cui si rapportava in Ucraina erano pericolose. È bene che tu lo sappia.»

Solo immediatamente dopo tutto questo, e prima che Zelenskyj rispondesse, Trump apre un altro discorso parlando della vicenda Biden. “The other thing …”.

Un’altra cosa, ma anche “cambiando discorso”. E nel suo “cambiar discorso”, l’unico riferimento è datto dalle righe che ho tradotto all’inizio di questo articolo.

Zelenskyj risponde: Il procuratore

«Volevo parlarti del Procuratore. Prima di tutto capisco e sono consapevole della situazione. Visto che abbiamo ottenuto la maggioranza assoluta in Parlamento, il prossimo Procuratore sarà una persona di cui mi fido al 100% e inizierà il suo incarico a settembre. Lui o lei esaminerà la situazione e in particolare rispetto alla società che hai citato prima su questa questione. Il punto dell’investigare su questo caso è accertarsi di ristabilire l’onestà, quindi ci occuperemo di questo e investigheremo sul caso. A proposito di questo, vorrei cortesemente chiederti, se avessi altre informazioni, di fornircele. Sarebbe davvero di aiuto alle indagini e all’amministrazione della giustizia nel nostro Paese».

Questa parte della risposta di Zelenskyj ruota attorno alla “società che hai citato prima”.

L’unica società non solo citata precedentemente, ma addirittura nell’intero corso della conversazione è la Crowdstrike.

Per quanto riguarda Hunter Biden, il figlio di Joe, la Burisma Holding non viene menzionata neppure una volta.

Non sono necessari gli esegeti per capire che Kelenskyj non si riferisce affatto al figlio di Biden, ma a una questione molto più preoccupante per il suo Paese: il ruolo dell’Ucraina nello spygate. Altro che Ucrainagate!

Zelenzkyj risponde: l’Ambasciatore

Continuando in quella risposta, sempre a pagina 4, Zelenskyj aggiunge:

«Per quanto riguarda l’ambasciatore, mi pare di ricordare il nome fosse Ivanovich (Marie Louise Yovanovitch, n.d.r.). Sono stato contento che tu sia stato il primo a dirmi che fosse un cattivo ambasciatore, perché concordo con te al 100%. Il suo comportamento verso di me era ben lontano dall’ottimale in quanto era ammiratrice del precedente presidente ed era dalla sua parte. Non mi avrebbe accettato mai quale nuovo Presidente»

La risposta di Zelenskyj si chiude qui. Trump interloquisce di nuovo, ma l’argomento Biden non è più ripreso nella conversazione.

Relazioni Ucraina-USA: i precedenti e il vero scandalo ucraino

Per comprendere delle relazioni diplomatiche di cui parlano Trump e Zelenskyj dobbiamo risalire alle ingerenze USA nella politica ucraina.

Dobbiamo, quindi, fare un passo indietro al 2014.

Prima di Volodymyr Zelenskyj (Volodymyr Oleksandrovyč Zelens’kyj) il Presidente ucraino era Petro Porošenko.

Ma andiamo con ordine.

La “rivoluzione ucraina” orchestrata dai neocon USA

Fino al febbraio 2014 il Presidente ucraino era Viktor Janukovyč. Era stato regolarmente eletto nel febbraio 2010.

Nel febbraio 2014 accaddero improvvise sollevazioni di piazza che, alla fine, imposero le dimissioni di Janukovyč, troppo “filorusso”.

Il “deep state” USA

L’ipotesi che dietro queste sollevazioni ci fosse il “deep state” USA era pressante.

Con “deep state” si intende quello «stato nello Stato» che, a prescindere da una finta alternanza fra destra e sinistra, determina la vera politica.

La prova empirica della sua esistenza è data dal fatto che le politiche guerrafondaie degli USA non differivano se il Presidente fosse Repubblicano o Democratico.

L’esempio lampante è dato da Barack Obama. Ha avviato e/o intensificato ben 7 conflitti, eppure ha ottenuto il Nobel per la Pace.

Il “Deep State” negli Stati Uniti è costituito dagli estremisti di destra “neocon” sottoscrittori del PNAC. Estremisti di destra di cui faceva parte il Sen. McCain e di cui fa parte Steve Bannon, John Bolton e tanti altri.

2014: Il “deep state” USA in azione in Ucraina

L’intervento del “deep state” USA in Ucraina è fatto storicamente accertato dalle intercettazioni telefoniche, anche se mai il mainstream ne ha fatto cenno.

Ne scrissi nel luglio del 2014 riportando, come al mio solito, gli audio delle intercettazioni.

Nel febbraio 2014 fece scalpore una intercettazione telefonica in cui Victoria Nuland, al telefono con un funzionario dell’Ambasciata USA in Ucraina diceva “Fuck EU” (si fotta l’Unione Europea). Ciò che il mainstream non riportò fu il resto della telefonata, ben più significativa.

La Nuland stava “creando” il nuovo Governo ucraino e Porošenko ne doveva essere il Presidente.

Ancora più inquietante l’altra intercettazione.

I proiettili nei corpi dei manifestanti e in quelli della Polizia erano identici. C’erano cecchini che sparavano ad entrambi per stimolare rabbia e aggressività degli uni contro gli altri. Il Presidente USA era il premio Nobel per la pace. Il “democratico” Barack Obama, non dimentichiamolo!

Gli scontri erano stati provocati ad arte!

L’Ucrainagate è un problema di Trump o di Obama?

2016: il nuovo Ambasciatore USA in Ucraina. Marie Louise Yovanovitch

Nel 2016 Barack Obama nomina il nuovo Ambasciatore USA in Ucraina: Marie Louise Yovanovitch.

Anche lei pare non sapersi fare i fatti suoi.

Addirittura ordina alla Commissione Elettorale Centrale ucraina di fare il possibile perché Porošenko venga rieletto Presidente.

Per la Yovanovitch nessuna alternativa possibile a Porošenko. Zelenskyj è “un clown”.

L’Antidiplomatico ha pubblicato una intercettazione in tal senso: Il “libero” voto in Ucraina dell’Ambasciata USA a Kiev.

Andò male all’ambasciatrice Yovanovitch (e quindi a Obama e ai Clinton)

Ma è tanto assurdo che a Trump questa situazione sia assimilabile a una tarantola nelle mutande? E l’Ucrainagate è davvero un problema di Donald Trump o per Obama?

Trump avvia guerre commerciali con i dazi, ma non ha avviato alcun conflitto né intensificato presenze militari USA in conflitti esistenti. Anzi, il contrario!

Lo spygate

Ho già scritto diverse volte che lo spygate è il tarlo principale di Donald Trump.

Non sopporta che si possa sostenere che la sua elezione sia stata dovuta a turpi magheggi orditi da lui stesso.

Le evidenze, fin’ora, testimoniano che ha pienamente ragione. Le manovre, semmai, sono state orchestrate per impedire la sua elezione nel 2016, ma si stanno schiantando contro i fatti accertati.

Adesso si va velocemente verso le Presidenziali USA (mancano solo circa 400 giorni) e gli attacchi diventano sempre più deboli.

L’impeachment contro Trump basato sull’Ucrainagate non ha ragione di essere, semmai lancia altre ombre su Obama e sull’intero Partito Democratico USA. Sarà l’ennesimo boomerang.

È nell’Ucraina di Porošenko…………………………………………………………………………………….

“Giuseppi”

È noto, ormai, che i Paesi coinvolti dai Clinton e da Obama nella trama del “Russiagate” (poi ridenominato “Spygate”) siano Italia in primis. Poi Australia, Regno unito e Ucraina (in ordine alfabetico).

Del coinvolgimento dell’Italia ne ho scritto più volte, quindi non ci torno. Mi limito a riportare di nuovo gli articoli

Chi, al seguito di Bannon e George Lombardi, pensasse che Trump, nel suo endorsement a “Giuseppi” Conte non sapesse che stava ricostruendo il Governo col PD si faccia visitare da quello eccellente, perché uno semplicemente bravo non basta.

Con buona pace dell’estremista di destra Steve Bannon (riferimento della Lega) e dello pseudo consigliere di Trump George Lombardi (leghista anche lui), Trump sapeva benissimo.

E si fida di Conte, nonostante l’idiozia di Di Maio lo porti, probabilmente, a fidarsi poco del Movimento 5 Stelle.

Di Maio pare essere troppo avvitato sull’affermazione del suo ruolo di “Capo politico” del M5S per accorgersi di ciò che succede attorno al Paese di cui, pure, sarebbe Ministro degli Esteri.

Trump e le posizioni italiane

Trump non ha detto parola su:

  • posizione equidistante fra Maduro e Guaidó. Lui stesso ha preso posizioni verbali per accontentare Bolton (e Bannon), ma nessuna azione. Lasciando che Guaidó si sgonfiasse da solo per poi “licenziare” pure Bolton
  • Via della Seta con la Cina che escludesse il G5 e Huawei (possibile solo dopo che la Lega ha lasciato il Governo)
  • assenza di posizione sull’IRAN (sanzioni USA per tutti, tranne che per l’Italia. E Trump stesso ha avviato contatti con l’IRAN)

Eccetera. Qualche “sopracciglio alzato” dalla Casa Bianca, ma esattamente, da chi della Casa Bianca? Visti gli sviluppi, da Trump no. Di sicuro!

Donald Trump non vuole conflitti!

Grazie a Dio c’è Beppe Grillo. Praticamente descritto come un “pazzo pericoloso” dall’ex Ambasciatore USA in Italia (estremista neocon) Donald Spogli.

Ma di questo ne ho già scritto nell’agosto del 2015.

“Ucrainagate”? Si. Sarà il boomerang finale per la falsa antitesi “democratici vs repubblicani”.

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FONTE : Il Cappello Pensatore