Turchia attacca i Curdi: i cattivi Assad e Putin diventano buoni. E Trump?

Di Stefano Ali’ :

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Panico nel mainstream. Otto anni di narrazione buttata nel cestino. La Turchia attacca i Curdi. Assad e Putin diventano i buoni e Trump il traditore. Ma ha davvero tradito?

La Turchia attacca i Curdi. Assad e Putin diventano i buoni

Le redazioni giornalistiche nel caos. Appena la Turchia attacca i Curdi i cattivi diventano buoni e le “forze di pace” si scoprono essere per quel che erano: Destabilizzatori della Siria.

Il solito passo indietro

C’è un eccellente articolo on line di Gianni Sartori che può fare da bussola.

Un territorio per i Curdi

Nel 2006 l’Armed Force Journal pubblicava una mappa ideata da Ralph Peters per ridisegnare il Medio Oriente. […] Peters è ex Colonnello, noto stratega del Pentagono ed esponente del PNAC (Progetto per un nuovo secolo americano) di Cheney, Ramsfed, Bolton e Wolfowitz.

[…]

La “mappa” prevede un “Free Kurdistan” formato da territori della Siria, Iraq e Turchia

Da rilevare che il “PNAC” è il manifesto di quegli estremisti di destra USA definiti “Neocon”, di cui fanno parte anche Ledeen e Bannon. E pure il fù McCain.

Di questo “disegno” nessuno dei soggetti interessati sapeva nulla. Ovviamente, essendo la Turchia un membro NATO, è assai probabile che potesse porre il veto sul suo territorio.

Rimanevano Iraq e Siria.

L’Iraq era già stato destabilizzato, restava solo da destrutturare la Siria.

In questo schema ci sarebbero stati altri altri due vincitori

  • Israele, che prospera proprio nella destabilizzazione delle zone che stanno attorno
  • Gli Stati Wahabiti dell’area (Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Kuwait) per ragioni religiose.

Questa la “mappa dell’Islam”, tenendo presente che Sciiti e Sunniti hanno una convivenza a dir poco complicata, anche se in Siria pareva funzionare. Ma quando si parla di Salafiti e/o Wahabiti, allora è guerra. E pure sanguinosa.

Siria: otto anni di “primavera araba”

Si tentò di avviare una di quelle “Primavere Arabe”, che tanto successo avevano avuto nella destabilizzazione di altri Stati, come la Libia.

Fallito questo tentativo, si avviò una “guerra per procura”.

I media cominciarono a riferirsi alla Siria come a un “regime” e ad Assad come un tiranno, un dittatore sanguinario.

Era il 2011 e a dire la verità la Siria pareva essere esempio di tolleranza multiculturale e multireligiosa.

Siria - composizione etnica e religiosa nel 2011

Siria – composizione etnica e religiosa nel 2011

Il metodo

In USA (ma anche altrove) avviene sempre una strana saldatura fra i falchi guerrafondai di estrema destra e i “sostenitori dei diritti umani” di sinistra.

Da una parte ci sono quindi i Neocon. Cioè coloro i quali immaginano che gli USA abbiano il diritto-dovere di governare l’intero mondo. Con le buone o con le cattive, ma con le cattive si fa prima.

Mentre dall’altra parte si trovano i sostenitori della “Responsabilità di Proteggere” (R2P = Responsability to protect) che sostengono la necessità degli interventi militari per difendere i diritti umani ovunque nel mondo.

A parte le motivazioni addotte, il mezzo è identico: l’intervento militare a tutti i costi.

Siria: il “metodo applicato”

Così si forma una “Sacra Alleanza” costituita dal Nobel per la Pace, Barack Obama, gli Stati arabi sunniti dell’area, Israele (che, però, non interviene direttamente) e la Turchia. Finanziano e sostengono una “guerra per procura”.

Ovviamente devo necessariamente essere schematico, ma possiamo comunque dire che la maggior parte del peso economico è ricaduto sugli USA.

Si costruisce anche il mito dei “ribelli moderati” e dei “Caschi bianchi” (White Helmets).

Secondo la narrazione cui giornalisti come Formigli sono molto affezionati, i Caschi Bianchi sarebbero volontari che vanno nelle zone di guerra siriana per prestare aiuto alla popolazione.

In realtà primi e secondi sono sempre stati gruppi jihadisti.

Agitando la carota dello Stato Curdo, gli Stati Uniti di Obama arruolano pure gruppi Curdi, nello specifico YPG e YPJ.

Per non mettere in imbarazzo la Turchia che definisce i Curdi turchi del PKK “terroristi”, si forma, quindi, un “esercito”, denominato Esercito Siriano Democratico (SDF).

Strano che nessuno si sia mai accorto che in realtà i Curdi combattevano su due fronti. Da un lato contro Assad e dall’altro per resistere agli attacchi dei “ribelli moderati” e dei Caschi Bianchi.

L’intoppo

In questo meccanismo apparentemente perfetto si inserisce un granello di sabbia.

Infatti, dal momento che nessuna potenza combatteva direttamente sul campo, intervengono anche l’Iran (Sciita, come Assad) e pure la Russia, ma per supportare Assad.

Come per il gruppo che voleva destrutturare la Siria, ovviamente anche loro senza formali interventi diretti sul campo, ci mancherebbe.

Sicché quella che sarebbe dovuta essere una “guerra lampo” di 30 giorni è durata otto anni.

E proprio quando Trump, nel marzo-aprile del 2018 aveva annunciato il ritiro delle sue truppe del nord della Siria, ecco che accade l’imponderabile.

Forse perché ormai affezionato alla presenza USA, Assad sceglie proprio quel momento per lanciare un presunto attacco chimico contro la sua gente. Con armi chimiche di cui non è mai stata accertata l’esistenza, ovviamente.

E a nessun “giornalista” è venuto da ridere dando la “notizia”!

La Turchia attacca i Curdi: rivedere tutta la narrazione

Accade adesso che la Turchia attacca i Curdi in territorio siriano mentre gli Stati Uniti avevano annunciato il progressivo ritiro delle truppe da quell’area.

La Casa Bianca ha annunciato il ritiro con un comunicato stampa del 6 ottobre:

Trump aveva parlato con Erdoğan che gli aveva annunciato il suo attacco nel nord della Siria a lungo pianificato. Ma gli Stati Uniti non vogliono supportare, né essere coinvolti nell’operazione. Quindi vanno via dall’area.

Crolla la narrazione mainstream

Anche nella narrazione “La Turchia attacca i Curdi” c’è un problema.

La Turchia, infatti, sta attaccando i Curdi bombardandoli con gli aerei. A condurre l’attacco via terra sono esattamente quei tagliagole dei “ribelli moderati” asserragliati a Iblid e Afrin.

“Ribelli moderati” tanto cari alla stampa mainstream. Il nostro Corrado Formigli credo li abbia al posto del capezzale.

Nel frattempo i giornalisti mainstream occidentali abbandonano il nord-est della Siria rifugiandosi in Iraq (ma guarda tu il caso).

Finché Erdoğan bombarda dal cielo e i “Ribelli moderati” attaccano i Curdi via terra, i giornalisti mainstream si sentono al sicuro.

Ma se si avvicina l’esercito di Assad a difendere i Curdi, “no way to stay” (non esiste che si rimanga).

Qui il corrispondente BBC che comunica che dozzine di giornalisti stranieri abbandonano l’area.

Ma come? E la narrazione “salvate i Curdi”? Serve solo a spingere gli USA a continuare all’infinito la guerra civile fino alla destrutturazione totale della Siria?

Trump tradisce i curdi?

Fallito il piano congiunto Neocon USA/Obama di destrutturare la Siria e destabilizzarla, come già fatto con “successo” in Iraq, in Libia e altrove, lo “Stato Curdo” è fuori discussione.

La Turchia è un Paese NATO. Che un altro Paese NATO possa combattere contro la Turchia in territorio non NATO non è ipotizzabile.

Permanere nella zona, quindi, può implicare solo il non intervento e renderebbe più complicata la saldatura fra Assad e i Curdi.

Ovviamente se poi un proiettile (magari di fabbricazione russa) fosse finito su una postazione americana, gli Stati Uniti non avrebbero avuto altre scelte: rientrare in conflitto. E stavolta in modo diretto.

Tutto sarebbe ricominciato da capo per finire solo con la destabilizzazione della Siria.

Tra l’altro, l’ordine definitivo di abbandonare la zona è avvenuto solo il 14 ottobre:

Interviene l’Esercito Regolare di Assad con il supporto russo. C’è l’accordo

Come ci spiega Angelo Gambella:

Le trattative politiche tra curdi e Damasco sono andate avanti per mesi, a singhiozzo.

Protagonisti il Pyd, partito politico di cui l’Ypg è l’ala armata, e i consiglieri vicini al presidente Bashar al-Assad.

Il punto di partenza era evitare la disfatta di Afrin attraverso un compromesso che salvaguardasse la piena autonomia curda e la partecipazione alla gestione delle risorse petrolifere massimamente presenti proprio nel sud est del paese, dove si erano spinte le forze curde appoggiate dalla coalizione Usa.

L’offensiva della Turchia lungamente pianificata, e il ritiro disposto dagli Usa ha accelerato i contatti tra le due parti attraverso i rispettivi comandanti militari.

E infatti, come scrive lo stesso Gambella,

In buona sostanza, se Erdoğan aveva sperato nell’aiuto delle truppe USA a sostegno dell’alleato NATO ha sbagliato i suoi conti.

E che ci sperasse è evidente. Ecco, ad esempio un lancio ANSA: Erdoğan, Nato con noi o con terroristi?

Ricapitolando

Ricapitolando: la Turchia attacca i Curdi sperando di ottenere da un lato l’epurazione etnica e dall’altro di continuare una guerra civile in Siria che le avrebbe consentito di “guadagnare” territori.

Contando sugli alleati NATO, ovviamente.

Ma è andata male. Molto male.

Gli USA si sfilano, mentre la Francia si era già sfilata.

L’esercito regolare siriano di Assad corre in aiuto, con il supporto della Russia di Putin.

Erdoğan, quindi, che spacciava per acquisito il “via libera” della Russia si trova scoperto anche su quel fronte.

E così ci sono enormi probabilità che la Siria si riunisca in pace e che una guerra civile alimentata da potenze straniere abbia finalmente termine.

Nel frattempo neocon USA (di destra e di sinistra, basti vedere le reazioni della Pelosi) e mainstream occidentali sono in piena crisi di nervi.

Non possono più presentare Assad come un tiranno sanguinario e neppure Putin come sostenitore del suddetto dittatore assetato di sangue del suo popolo.

Otto anni di scodinzolante “presstitutes” (stampa prostituta, secondo la definizione di Paul Craig Roberts) da buttare nel gabinetto per colpa di Trump.

A meno di riuscire a dare la colpa proprio a Trump, ovviamente. È sempre stato l’altro loro obiettivo, d’altro canto.

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FONTE : Il Cappello Pensatore