Passare da Capitano a Vaffanculo è un attimo

di Bartolomeo Prinzivalli:

Ecco, alla fine è successo. A furia di prendersi i meriti altrui, di sostituirsi agli altri ministri, di dettare l’agenda con ogni sparata pensata al mattino perché svegliatosi male, di scaricare le responsabilità sugli altri e raccontare di aver fatto tutto lui si è autoconvinto di possedere davvero tale potere, convocando le camere al posto dei presidenti preposti, programmando i lavori d’aula al posto della conferenza dei capigruppo, sciogliendo le camere ed annunciando elezioni anticipate al posto del presidente della Repubblica, trasformando la democrazia parlamentare in regime salvimentare. Almeno secondo lui.

E’ quello che accade alle menti più deboli quando ricevono troppe lusinghe, quando non riportate all’ordine da chi dovrebbe, quando non raddrizzate da piccole; ad un certo punto cominciano a credersi indispensabili, insostituibili, a pensare che il mondo gli giri attorno, trasformandosi in un pericolo tanto per gli altri quanto per sé stesse.

Adesso è lì, gonfio e sudato, in stato confusionale, a vagare per i palchi estivi parlando di mandati decennali, pieni poteri, elezioni in solitaria ma anche no, inciuci sottobanco degli ex contraenti con chi a lui ha fatto da stampella su TAV, salvataggio inquisiti e Radio Radicale; a mandare bacetti ai tanti manifestanti del dissenso mentre la polizia in antisommossa li bastona, a cianciare di lotta alla mafia dopo aver affossato la riforma della giustizia, a blaterare di tagli di tasse dopo aver condannato un Paese all’aumento dell’Iva.

Forse ha ragione Grasso, quando auspica l’abbandono dell’aula delle opposizioni per far sì che la fiducia a Conte se la vedano gli ex contraenti della maggioranza, in modo da dimostrare che in politica i numeri contano più della sbruffonaggine, nonostante la sovraesposizione mediatica, e facendogli fare una figuraccia nei confronti del suo avversario attualmente più titolato sia che la stessa fiducia non passi sia che passi grazie all’apporto di Forza Italia, riconsegnandolo di fatto fra le braccia avide di Berlusconi agli occhi dei suoi seguaci, dopo che lo stesso aveva più volte ribadito di non voler tornare al passato.

Una dura lezione, un ridimensionamento necessario, soprattutto per il suo bene, per riportarlo con i piedi per terra. Certo, potrebbe anche avere l’effetto contrario, innescando la sindrome del Padreterno, per cui ad un deficit di adorazione corrisponderebbe la minaccia di diluvi universali o nuove Sodoma e Gomorra, dall’epilogo più farsesco che altro, mentre i commenti negativi sulle sue pagine social si amplificano, mentre i like scendono in maniera costante costringendo lo stesso Morisi, a capo della “Bestia”, a scendere in campo personalmente per mettere un’improbabile pezza, per coprire col photoshop l’incredibile merda pestata facendola apparire un campo fiorito o un banchetto luculliano.

Ed è anche il suo regime alimentare a preoccupare, dato che l’imbuto in cui si è cacciato potrebbe portarlo all’inappetenza, alla bulimia o alla perdita del senso di sazietà, tanto da trasformarne il fegato in paté.

Magari dovrebbe chiedere i danni alla stampa, per averlo plagiato, esaltato e convinto allontanandolo dalla realtà, dall’obiettività, dalla comprensione delle proprie effettive qualità e dei propri limiti fino a renderlo la macchietta attuale, a metà strada fra il film d’azione alla Bruce Willis e la sceneggiata napoletana alla Mario Merola con tanto di lacrime sul palco perché i figli “sò piezz’e core”.

In questo paese le opinioni mutano in fretta, e passare da Capitano a Vaffanculo è un attimo, come aveva giustamente previsto Giorgetti regalando ai suoi la foto del Matteo precedente cercando in tal modo di scongiurarne l’epilogo, a quanto pare invano.

Sarà un agosto strano questo, con facce che arrossiscono senza bisogno di abbronzarsi, alte temperature indipendenti dal solleone, un paio di bagni al mare e qualcuno di umiltà…