Chi esce dal MoVimento, non c’è mai entrato davvero

Agli occhi di tutta Italia e del mondo intero, quello che appare ogni giorno è una forza politica italiana giovane che è arrivata al Governo col 33% dei voti, percentuale altissima ma insufficiente per governare da sola, e che ha scelto la strada maestra del Contratto di Governo con un’altra forza politica vecchia e avvezza alla politica, abituata da anni a governare in coalizione col cdx o anche da sola a livello locale.

Ora, la giovane forza politica, sempre agli occhi di tutta Italia e del mondo intero, è vista come ondivaga, spesso incoerente, ingiustamente incompetente o incapace (e qua i media servi del potere fanno ogni giorno il loro sporco lavoro) ma soprattutto, ragazzi, è vista come instabile, come dire… non fortificata.

E sapete perché? Perché deve ogni giorno combattere col suo più grande nemico: i suoi stessi elettori. Perché io non li definirei “grillini” e nemmeno “pentastellati”.

Chi è davvero grillino o pentastellato, ha sposato un principio di vita, ha capito che bisogna operare una rivoluzione culturale che parte prima di tutto dalla nostra mente, vuole perciò innanzitutto migliorare se stesso prima di chiedere che tutto il paese migliori o che il MoVimento si adoperi per questo. Perché chi è grillino o pentastellato davvero, È (con la maiuscola) il MoVimento.

Poi ci sono gli “elettori”, i più fluidi, i simpatizzanti, oppure i sognatori duri e puri, che hanno votato 5 Stelle ma che poi non vogliono ascoltare, non vogliono comprendere, non vedono che il MoVimento può e deve adattarsi a nuove situazioni che man mano si presentano, o anche a vecchie questioni che spuntano fuori solo ora che al Governo si possono conoscere. E non comprende nemmeno che c’è un buon 67% che non lo ha votato, per miriadi di motivi.

Ma questo non sarebbe nemmeno un gran problema in democrazia, visto che il 33% resta una enorme percentuale.
In realtà, il dramma è che questo 33% dei voti ottenuti non viene tutto da grillini e pentastellati, oppure viene in parte da chi credeva di esserlo, ma non è pronto per sopravvivere ai cambiamenti, in meglio o a volte in peggio, che ai suoi occhi si presentano.

E quindi, questi elettori sono i più accaniti a far notare tutto ciò che non gli va giù, e molto meno a parlare di tutte le cose buone che si stanno facendo col MoVimento al Governo. Perché di questo si tratta.

Essere capaci di discernere, di valutare su due piatti quanto si è ottenuto e cosa si è perso o si potrebbe non realizzare per situazioni più grandi di noi.

E poi, soppesato tutto, capire. Senza minacciare ogni due per tre di non votarli più, senza urlare ai quattro venti le proprie “delusioni” che portano ad andare via senza soffermarsi sui motivi che stanno dietro a certe scelte, spesso obbligate. Perché come disse “qualcuno” una volta, chi esce dal MoVimento non c’è mai entrato davvero.

Ecco, io vorrei che agli occhi di tutta Italia e del mondo intero, la forza politica che sostengo con passione non sembrasse così instabile e vulnerabile, mentre lo è in primis per colpa dei suoi stessi elettori.

E non si tratta di pensiero unico o di mancanza di spirito critico. La dialettica, il confronto ci devono stare. Ma a tutto c’è un limite. La discussione continua, snervante, accanita, le insinuazioni, gli attacchi più o meno velati dagli stessi che possibilmente mai parlano di ciò che di buono il MoVimento sta realizzando, in un contesto quotidiano difficilissimo, tutto questo non è più il sale della vita: diventa veleno. E purtroppo in tanti non sanno distinguere il confine sottile fra il sale e il veleno dando questa brutta impressione pubblica.

Chi minaccia ora di non votare più il MoVimento per il Tav, senza magari aver sentito una sola sillaba di quanto detto ieri da Conte e senza aver letto quanto scritto da Di Maio ieri, è solo l’ultimo esempio di questa categoria.
Uno spettacolo indegno, agli occhi di tutta Italia e del mondo intero.